domenica 23 dicembre 2012

Masterchef - Seconda edizione

Leggo oggi una recensione positiva di Masterchef da parte di Aldo Grasso. Mi trovo ampiamente d'accordo sulla qualità del programma rispetto al panorama generale della tv italiana e in particolare rispetto agli altri programmi appartenenti allo stesso genere, ovvero il reality. Volevo soltanto far notare un paio di cambiamenti rispetto alla prima stagione della stessa trasmissione che ancora non mi convincono e che nelle prime quattro puntate mi hanno lasciato perplesso.
Prima di tutto quest'anno la ricerca del personaggio e del caso umano sembra ancora più spinta, più marcata e, cosa ancora più grave, più facilmente visibile agli occhi dello spettatore.
In secondo luogo il lavoro di post-produzione e montaggio interviene in questa edizione in modo ancora più deciso e si trasforma talvolta da montaggio invisibile che dovrebbe rendere molto più scorrevole e funzionale il racconto televisivo in montaggio visibile, netto, eccessivamente artefatto. La costruzione della narrazione è diventata a mio avviso molto più decisa, la mano degli autori molto più incombente. Anche da un punto di vista tecnico alcuni tagli di montaggio palesi creano incongruenze (per esempio inquadratura con 17 concorrenti al lato dello studio giustapposta ad uno stacco in cui erano ancora tutti nelle loro postazioni di cucina) che possono raffreddare l'empatia che si cerca di costruire tra spettatore e protagonista del reality.
Detto ciò il mio giudizio sul programma resta positivo e credo che insieme ad X Factor rappresenti uno dei segnali migliori che la tv a pagamento stia dando in questo periodo (soprattutto nei confronti di una generalista sempre più alla deriva).

venerdì 6 aprile 2012

Il ragazzo con la bicicletta



Cyril ha dodici anni, una bicicletta e un padre insensibile che non lo vuole più. ‘Parcheggiato' in un centro di accoglienza per l'infanzia e affidato alle cure dei suoi assistenti, Cyril non ci sta e ostinato ingaggia una battaglia personale contro il mondo e contro quel genitore immaturo che ha provato ‘a darlo via' insieme alla sua bicicletta. Durante l'ennesima fuga incontra e ‘sceglie' per sé Samantha, una parrucchiera dolce e sensibile che accetta di occuparsi di lui nel fine settimana. La convivenza non sarà facile, Cyril fa a botte con i coetanei, si fa reclutare da un bullo del quartiere, finisce nei guai con la legge e ferisce nel cuore e al braccio Samantha. Ma in sella alla bicicletta e a colpi di pedali Cyril (ri)troverà la strada di casa.


Note di regia: i fratelli Dardenne non abbandonano lo stile che li contraddistingue e continuano a seguire molto da vicino con la camera a mano i loro protagonisti. Questo stile di regia, più documentaristico che cinematografico, restituisce dal punto di vista visivo l'emotività del protagonista Cyril. La sua ansia di ritrovare il padre, la rabbia che fatica a contenere sono ben rappresentate dai continui movimenti di macchina, dalla concitazione di una regia perfetta nel penetrare nei sentimenti e nella psiche dei personaggi e nel coinvolgere lo spettatore rendendolo totalmente partecipe di ciò a cui sta assistendo. Altro aspetto interessante è la quasi totale assenza di accompagnamento musicale. Gli unici momenti in cui è presente una colonna sonora sono quelli in cui il padre rifiuta Cyril e nell'ultima scena, quando il ragazzo si allontana con la bicicletta. In entrambi i casi la musica è la stessa, ma se nel primo caso segnava l'abbandono del genitore, nell'altro sottolinea l'opposto, la corsa di Cyril verso una nuova (e finalmente serena) vita.


Temi

La famiglia che non c'è: in questo film la famiglia tradizionale è inesistente ed è sostituita da alcune tipologie anomale.
Il primo tipo di famiglia che incontriamo è quella allargata e sostitutiva rappresentata dall'istituto in cui risiede Cyril. Una soluzione temporanea dalla quale il ragazzo vuole continuamente fuggire per ricercare il padre.
La seconda famiglia è quella naturale, rappresentata per l'appunto dal padre di Cyril. Un padre che però ha di fatto abbandonato il figlio e che non ha alcuna intenzione di riprenderselo. Questa non è più una famiglia, ma è soltanto il ricordo di una famiglia che fu, ma che non potrà più essere. Inoltre non si fa mai riferimento alla madre, figura totalmente assente dal racconto.
La terza famiglia è quella che potremmo definire adottiva, rappresentata da Samantha. Una donna sola che sostituisce la figura materna, ma che ovviamente fatica a riempire il vuoto di un padre assente.
La quarta famiglia che incontriamo è quella rappresentata dal bullo che attira Cyril con secondi fini paventandogli l'idea di ospitarlo a casa sua, di dargli una nuova famiglia accogliente.
Infine abbiamo la famiglia composta da padre e figlio che entra in scena quando Cyril compie il furto. Una famiglia apparentemente normale che invece si rivela come una famiglia disonesta, pronta a coprire l'eventuale omicidio del ragazzo.

Uomini irresponsabili: il film è pieno di figure maschili caratterizzate dall'irresponsabilità.
Il padre di Cyril: un uomo che abbandona il figlio in istituto e che non vuole prendersi la responsabilità di allevarlo (dice “è troppo per me, non posso pensare a lui; mi sto rifacendo una vita e se c'è lui non funziona”). Addirittura quest'uomo non vuole neanche prendersi la responsabilità di dire chiaramente al figlio come stanno le cose, continuando ad illuderlo che un giorno lo chiamerà e delegando a Samantha il compito di dire al figlio la verità.
Il fidanzato di Samantha: un uomo che in teoria potrebbe diventare la figura paterna di Cyril. Invece non accetta di prendersi le proprie responsabilità e dice alla sua fidanzata di scegliere tra lui e il ragazzo.
Il bullo: un'altra possibile figura paterna alla quale Cyril si rivolge, un apparentemente “duro” che di fronte al rischio di finire nei guai scarica tutta la responsabilità sul ragazzino.
Uomo e figlio aggrediti: dapprima vittime di Cyril e apparentemente portatori di normalità all'interno del film, rivelano un lato oscuro quando credendo di aver fatto morire Cyril rifiutano la responsabilità dell'accaduto. Il padre infatti dice al figlio di inventarsi una storia secondo la quale Cyril sarebbe caduto da solo dall'albero. 

lunedì 14 novembre 2011

Inception visto da Simone Belletti


A proposito di Inception ho sentito parecchie persone affermare che è un film straordinario (addirittura?! Non credo si debba usare una simile parola con tale generosità, quando poi servirà davvero avrà perso la sua forza). Non ho ancora trovato chi non concordi sul grande impatto degli effetti speciali, non è però un film che si ricorda unicamente per gli effetti speciali. A colpire il pubblico sono anche altri aspetti.
Ad esempio ho sentito lodare la trama e l’intreccio, secondo alcuni assolutamente perfetti (accidenti! Certi tipi non possono proprio fare a meno di rovinarsi in questo modo le parole).
A parte i toni enfatici molti sono rimasti colpiti dalla trama, dall’affascinante avventura che ci propone (o propina) Nolan. Ma è davvero così ben scritta la trama?
Ebbene: eccoci alla vera missione, complessa e rischiosa. Si tratta di entrare nella mente di un magnate dell’economia e introdurvi un’idea.
Tutto quello che abbiamo visto sin’ora era l’antipasto, adesso iniziare la parte più mozzafiato del film, un labirinto onirico complicatissimo raccontato da un regista che ha tra le mani grandi effetti speciali e una storia che non chiede altro.

lunedì 31 ottobre 2011

Melancholia, due punti di vista a confronto

All'università un professore di montaggio mi disse che il cinema non può mai essere simbolico o metaforico, ma deve sempre essere narrativo. Ecco, per chi la pensa così questo film di Von Trier non è consigliabile. Non che non ci sia una storia, ma senza dubbio quest'opera è pregna di significati simbolici e metafore. E tutto ciò, dal punto di vista prettamente cinematografico e narrativo, porta ad un film dall'andamento piuttosto lento e a tratti noioso.
Dal punto di vista simbolico e linguistico, però, questo film ha qualcosa che lo rende interessante.

martedì 25 ottobre 2011

Riflessioni su Arancia meccanica di Simone Belletti


Leggendo una recensione il caso tiranno mi ha fatto imbattere in una frase: “i drughi di Caligari”, il regista del film recensito, “sono intellettualmente meno ambiziosi”. La citazione di Arancia meccanica offre un ottimo spunto di riflessione: questo film non è ancora genuinamente compreso (neanche da chi di cinema dovrebbe masticarne).

martedì 18 ottobre 2011

I soliti idioti

Il film tratto dalla fortunata sketch comedy televisiva uscirà nelle sale il 4 novembre. Dopo aver visto il trailer mi sono venuti alcuni dubbi:


1) Il rischio che questa operazione fallisca (non necessariamente in termini di incassi, ma soprattutto in termini di qualità) è alto. Le trasposizioni da tv a cinema sono spesso complicate e, salvo qualche rara eccezione (i primi Aldo, Giovanni e Giacomo, Checco Zalone), difficilmente riescono bene.

mercoledì 12 ottobre 2011

A proposito di Steve Jobs


Dopo la morte di Steve Jobs ho deciso di pubblicare la foto apparsa sul sito Apple senza nessun commento. Ora, dopo qualche giorno e dopo aver visto quante e quali reazioni abbia scatenato questo avvenimento, mi sento di esprimere la mia opinione.