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giovedì 19 dicembre 2013
Masterchef, si ricomincia!
venerdì 25 gennaio 2013
Daria Bignardi è troppo invasiva

mercoledì 9 gennaio 2013
Non solo Masterchef - Vito con i suoi
Dato per assodato che il genere televisivo più seguito e prodotto attualmente è il Food show (o come si diceva una volta "il programma di cucina") e che il suo miglior esponente resta Masterchef, vorrei qui segnalare quella che ritengo una vera e propria chicca. C'è un programma sul canale Gambero Rosso (Sky 411) che si chiama "Vito con i suoi". I protagonisti sono il comico bolognese Vito (al secolo Stefano Bicocchi) e suo padre. Il programma è molto semplice: i due presentano una o al massimo due ricette per puntata e le cucinano insieme. Le cose che rendono questo programma interessante sono la semplicità della presentazione e della messa in scena, le genuinità che i protagonisti riescono a trasmettere e quel sapore di antico, di tradizione, di famiglia che ormai è sempre più raro. La simpatia del rapporto di Vito con il padre, le frasi in dialetto che si tenta di tradurre, l'evocazione del severo giudizio della madre presente soltanto in fotografia contribuiscono poi a donare un sorriso a chi guarda il programma. Un'altra particolarità è che le ricette che ci vengono proposte appartengono si alla tradizione bolognese/emiliana, ma soprattutto appartengono alla tradizione famigliare di Vito. E' questa la vera chiave del successo del programma, ovvero una famiglia come potrebbe essere quella dei nostri padri, dei nostri nonni, che apre le porte della propria cucina e ci fa entrare come ospiti graditi, una tradizione culinaria privata che viene tramandata ai figli e ai nipoti che altrimenti a fatica saprebbero che la pasta si può fare anche in casa, che i piatti per venire bene hanno bisogno di cura e soprattutto di tempo, questo maledetto tempo che sembra sempre sfuggirci e che invece bisogna ritrovare anche per cucinare, o quanto meno per dare un'occhiata a questo buon programma televisivo.Ecco il link del programma per avere informazioni più dettagliate: http://www.gamberorosso.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=330143:vito-con-i-suoi&lang=it
domenica 23 dicembre 2012
Masterchef - Seconda edizione
Prima di tutto quest'anno la ricerca del personaggio e del caso umano sembra ancora più spinta, più marcata e, cosa ancora più grave, più facilmente visibile agli occhi dello spettatore.
In secondo luogo il lavoro di post-produzione e montaggio interviene in questa edizione in modo ancora più deciso e si trasforma talvolta da montaggio invisibile che dovrebbe rendere molto più scorrevole e funzionale il racconto televisivo in montaggio visibile, netto, eccessivamente artefatto. La costruzione della narrazione è diventata a mio avviso molto più decisa, la mano degli autori molto più incombente. Anche da un punto di vista tecnico alcuni tagli di montaggio palesi creano incongruenze (per esempio inquadratura con 17 concorrenti al lato dello studio giustapposta ad uno stacco in cui erano ancora tutti nelle loro postazioni di cucina) che possono raffreddare l'empatia che si cerca di costruire tra spettatore e protagonista del reality.
Detto ciò il mio giudizio sul programma resta positivo e credo che insieme ad X Factor rappresenti uno dei segnali migliori che la tv a pagamento stia dando in questo periodo (soprattutto nei confronti di una generalista sempre più alla deriva).
martedì 18 ottobre 2011
I soliti idioti
1) Il rischio che questa operazione fallisca (non necessariamente in termini di incassi, ma soprattutto in termini di qualità) è alto. Le trasposizioni da tv a cinema sono spesso complicate e, salvo qualche rara eccezione (i primi Aldo, Giovanni e Giacomo, Checco Zalone), difficilmente riescono bene.
mercoledì 6 luglio 2011
I Liceali, un buon prodotto
giovedì 19 maggio 2011
Nuovi linguaggi televisivi - Il testimone
venerdì 6 maggio 2011
Si può ancora parlare di televisione in Italia?
Dopo il periodo delle origini, 1954-1960, durante il quale le preoccupazioni degli intellettuali e degli accademici erano dedicate soprattutto ai possibili effetti sociali del nuovo mezzo televisivo, c'è stato un periodo, riconducibile agli anni Sessanta, nel quale molti studiosi hanno dato grandi contributi all'analisi del mezzo che è stato scandagliato nella sua più profonda essenza linguistica di medium di massa da grandi nomi della cultura italiana come Umberto Eco, Alberto Abruzzese Francesco Alberoni. Ad un certo punto però qualcosa si è rotto, o per lo meno è intervenuto un elemento di disturbo: la politica. Ovviamente non vogliamo sostenere che chi parla, scrive, analizza il mezzo televisivo non debba occuparsi anche dei suoi aspetti politici, amministrativi ed economici. C'è la consapevolezza che la tv abbia rappresentato sempre di più nel corso della storia anche interessi economici e politici e che sia diventata un vero e proprio centro di potere. Era quindi necessario che anche il dibattito accademico se ne accorgesse e si occupasse di certe tematiche. Il problema si pone nel momento in cui il grande dibattito culturale sui mezzi di informazione sembra essersi arrestato (Monteleone, 1992, p.521) e le ingerenze dei partiti aprono un grande vuoto nell'esercizio delle grandi idee (Ibidem). Per un lungo periodo quasi più nessuno riesce ad occuparsi di televisione senza rimandare il proprio discorso alle vicende politiche del Paese. E la situazione si aggrava seguendo tre snodi temporali fondamentali: la riforma della Rai del 1975, la legge Mammì del 1990 e la discesa in politica di Berlusconi nel 1994.
Nel tentativo di garantire maggiore pluralismo e democraticità all'azienda, la riforma della Rai finisce per instaurare un meccanismo perverso legato alla pratica dell'occupazione di posti e spazi di potere (Sorice, 2002, p.111) in funzione di interessi di parte e di partiti, meccanismo che passa alla storia col termine di “lottizzazione”. Questa situazione lega a doppio filo il principale broadcaster italiano agli andamenti politici obbligando così gli analisti e gli studiosi della tv ad avere uno sguardo sempre influenzato dall'incombente presenza dei partiti che, solamente in teoria, non dovrebbero avere nulla a che vedere con i testi televisivi.
Il secondo snodo avviene con la legge Mammì del 1990, una legge volta a regolamentare il sistema radiotelevisivo italiano che sancisce e legittima il “duopolio imperfetto” Rai-Fininvest. Questa legge di fatto amplifica quall'anomalia che già era in atto dopo la riforma del 1975 e che da peculiarità del sistema radiotelevisivo si trasferisce anche nel dibattito accademico.
Il terzo e definitivo snodo avviene soltanto qualche anno più tardi, nel 1994, con l'ingresso in politica del proprietario di Fininvest, Silvio Berlusconi. La particolarità del sistema italiano diventa così ancora più singolare e questa somma di tre anomalie provocano effetti devastanti anche nell'approccio degli studiosi e degli intellettuali al mezzo. In un contesto in cui già tutto era politicizzato interviene a complicare ulteriormente la situazione l'anomalia berlusconiana. Infatti dal 1994 in poi la quasi totalità dei libri (con rare e già citate eccezioni come la storia di Grasso) che tratta tematiche legate alla tv italiana non può prescindere dal parlare di Berlusconi e della distorsione del sistema che il suo impegno politico comporta. Lungi da questa analisi entrare nel merito di discorsi politici che non ci competono, resta però l'impressione, estremizzando un po' i concetti, che mentre il mondo va avanti nel nostro Paese tutto si sia fermato. Si ha cioè la sensazione che mentre noi discutiamo da ormai sedici anni dell'opportunità che Berlusconi venda le sue televisioni, negli altri Paese la ricerca accademica sul medium sia andata molto avanti. Mentre noi guardiamo la tv sempre attraverso la lente d'ingrandimento della politica avvengono rivoluzioni tecnologiche epocali (alta definizione, 3D), cambiano i linguaggi e i formati, le trasmissioni e i canali attraverso cui trasmetterle. L'allarme lanciato da Grasso nella sua storia della televisione è valido più che mai. Come sottolinea il critico televisivo del Corriere «la maggior parte degli scritti sulla televisione ha quasi sempre privilegiato gli aspetti amministrativi, economici, istituzionali: serrate analisi sui partiti al potere, stringenti interrogatori sui «modi di produzione», minuziosi atti d'accusa sul ruolo della programmazione. Testi interessanti […] ma prigionieri di una dimenticanza: i programmi» (Grasso, 2004, p.10). Grasso scrive utilizzando il passato prossimo, noi constatiamo che la situazione non è cambiata ed è, se possibile, peggiorata ulteriormente. E se non si potrà rinunciare all'elemento politico nelle analisi sulla tv, l'auspicio è che comunque si smetta di rinunciare alla discussione sui programmi, sui linguaggi e sui contenuti della televisione.

