martedì 25 ottobre 2011

Riflessioni su Arancia meccanica di Simone Belletti


Leggendo una recensione il caso tiranno mi ha fatto imbattere in una frase: “i drughi di Caligari”, il regista del film recensito, “sono intellettualmente meno ambiziosi”. La citazione di Arancia meccanica offre un ottimo spunto di riflessione: questo film non è ancora genuinamente compreso (neanche da chi di cinema dovrebbe masticarne).
I drughi non sono altro che ragazzi di estrazione proletaria della periferia degradata londinese non intellettuali, esteti, bohemien o quant’altro; è la caratterizzazione del protagonista (rispondente poi ad altre esigenze) e in generale la prorompente genialità del film che ha finito per caratterizzare i personaggi, da una parte svuotando e fraintendendo il film, dall’altra consacrandolo.
E’ proprio questo il punto debole/forte del film: lo spettatore inesperto è talmente colpito dall’immaginario distopico di Kubrick da crederlo non un mezzo per riferirsi direttamente alla società a lui contemporanea (che poi potremmo dire per molti versi aderente a quella attuale), ma al contrario un modo per creare un sorprendente mondo a parte.
Un esempio pratico sarà più piacevole e comprensibile di una spiegazione teorica (devo dire piuttosto farraginosa). Vediamo di togliere un po’ di (im)meritata magia a questo capolavoro.
Dove si ritrovano i drughi? Adesso e qui dove sono io, direi in una discoteca o discopub; la loro droga propedeutica all’ultraviolenza? Cocaina senza dubbio (anche se qualcuno potrebbe aggiungere MDMA alias ecstasy e simili trastulli da discoteca); i loro interessi? Calcio per primo e poi a seguire altri che lascio elencare a chi ha capito il gioco. Di esempi ce ne sono ancora ma credo che questi bastino per una chiacchierata senza pretese.
In ultimo non vorrei sembrare superficiale agli occhi di chi si indigna perché tralascio il fatto che il film abbia anche il carattere di storia mitica, senza tempo; è vero, lo ammetto, ma di questo se ne potrà discutere in seguito. Tutto quello che voglio dire a costoro è che non metto in dubbio questo: un’opera può essere esistenziale e politica, i due piani di lettura non si contraddicono, voglio ora far notare che quello politico viene da molti spettatori non recepito; per quanto riguarda l’altro aspetto ho gli stessi dubbi.

Nessun commento:

Posta un commento